lunedì 27 ottobre 2014

Il cambiamento delle Etichette a dicembre 2014: cosa cambierà col nuovo Reg. UE 1169/2011

Risale al 22 novembre 2011 quando è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale UE , il nuovo Regolamento UE N. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Occorre attendere il 13 dicembre 2014 per la sua applicazione, ad eccezione del requisito della dichiarazione nutrizionale (articolo 9, paragrafo 1, lettera l), che si applicherà a decorrere dal 13 dicembre 2016 e la designazione delle carni macinate (allegato VI, parte B), che invece è stato applicato dal 1° gennaio 2014.

La Forward, per rispondere alle tante domande pervenute da piccoli e medi imprenditori del food, ha intervistato Luca Bucchini, specializzato in food risk assessment, regulatory consulting food, nutrient and healt claims, labelling della Hylobates Consulting.


Domanda: Un piccolo produttore del food, come può capire se la sua 
etichetta deve essere variata entro metà dicembre con l'applicazione del regolamento UE 1169/2011?
Risposta: Sono poche le etichette che non dovranno variare. Se nella lista degli ingredienti c'è un qualsiasi allergene (latte, uova, pesce, molluschi, grano e altri cereali con glutine, soia e così via), c'è l'obbligo di evidenziarlo: come si può immaginare, questo riguarda la maggioranza dei prodotti alimentari. Se vi è una qualche scritta in caratteri non grandi, bisognerà verificare che siano rispettate le dimensioni minime. Se c'è una tabella nutrizionale, va profondamente modificata. Insomma, bisogna dare per scontato che la nuova norma si applichi, e non stampare nuove etichette senza averle revisionate. I prodotti etichettati si potranno vendere ad esaurimento scorte, ma si rischia di dover buttar via quintali di bobine.

Domanda: Quali sono le prime domande che si dovrebbe porre e i campi da prendere in esame?
Risposta: La domanda da porsi è se farsi fare un controllo da parte di un professionista costi davvero di più del rischio di sanzioni, diffide o di buttare via etichette stampate. Lo dico perché non credo si possa spiegare facilmente cosa verificare, oltre quanto ho già accennato. L'alternativa per avere un'idea di cosa è cambiato per il proprio tipo di prodotto è andare a verificare l'etichetta di una grande azienda (non sempre perfette in tutto, ma indicative): non basta per rendere la propria conforme, ma si può intuire cosa è cambiato. Per capire se si è di fronte ad un'etichetta predisposta secondo il 1169, basta verificare se gli allergeni sono evidenziati (di solito in grassetto) e se nelle informazioni nutrizionali, dopo l'energia, ci sono i grassi invece delle proteine (come in passato).

Domanda: Parliamo di Luca Bucchini, come si fa a diventare consulente in "food risk assessment, regulatory consulting (food), nutrient and health claims, labelling"?
Risposta: E'un percorso fatto da studi ed esperienze. Di fatto i responsabili qualità delle aziende alimentari devono avere competenze che abbracciano la sicurezza alimentare ma anche l'etichettatura. Non sono un tecnologo e capisco meglio biologia ed epidemiologia. Dato il mio percorso di studi, mi sono specializzato nella valutazione del rischio, sul fronte della sicurezza, e su quello delle indicazioni nutrizionali e sulla salute.

Domanda: Ci può parlare dei servizi di Hylobates Consulting srl?
Risposta: Siamo consulenti di imprese e fornitori di alcune autorità. Ci occupiamo di sicurezza alimentare, di nutrizione regolatoria ed etichettatura e di ricerca. Lavoriamo con le imprese per identificare i rischi, prevenire la contaminazione, e gestire i richiami. Da anni lavoriamo con il settore assicurativo. Consigliamo le imprese per predisporre etichette conformi, per notificare alimenti sottoposti a norme particolari, per preparare dossier su nuovi alimenti o indicazioni sulla salute. Abbiamo un team regolatorio molto dinamico, una quota di mercato significativa in alcuni settori emergenti, come Internet, e lavoriamo a più di cento etichette al mese. Ci interessano le sfide nuove: aiutare le imprese a trovare le migliori soluzioni per prodotti innovativi, in Italia, nella UE e fuori dalla UE. Infine, abbiamo progetti di ricerca sui rischi alimentari, come gli allergeni.
Forward riprende il suggerimento di Bucchini e ricorda che, invece di continuare a domandarsi se la propria etichetta è pronta per dicembre 2014, sarebbe meglio rivolgersi a chi sa darvi una risposta in tempi brevi e con un'alta professionalità nel settore.

Per Info: Hylobates Consulting Srl

mercoledì 13 agosto 2014

Kansas State University: "La contaminazione del pollo parte dal carrello della spesa"

“Uno studio condotto dalla Kansas State University ha dimostrato che chi acquista carni di pollame al supermercato viene ripetutamente esposto al possibile insudiciamento con i succhi di scolo di queste carni che possono essere potenzialmente contaminati con agenti patogeni come Salmonella e Campylobacter”. Inizia così un post di Fabrizio De Stefani sul Gruppo di Linkedin Diritto Alimentare e Legislazione Veterinaria.




Questo significa che i germi possono poi essere direttamente diffusi a numerosi altri oggetti, compreso il carrello della spesa e gli altri prodotti alimentari che vi sono contenuti, come pure è possibile trasmetterli ai figli che accompagnano i genitori a fare la spesa. Dopo l'acquisto di pollo crudo o tacchino in confezioni di plastica sigillata, i ricercatori sono stati in grado di trovare tracce di proteine di pollame derivate da questi succhi carnei, utilizzando dei test tampone, facendo ritenere probabile che gli eventuali agenti patogeni presenti in queste carni possano contaminare le superfici interne dei frigoriferi domestici e il resto della casa se non sono adottate le necessarie precauzioni igieniche.

E noi di Forward abbiamo direttamente contatto De Stefani (Direttore Dipartimento funzionale di Sanità Animale e Sicurezza Alimentare Aulss n.4 del Veneto) e abbiamo approfondito l’argomento.

“Secondo alcune indagini condotte dall'EFSA (Autorità per la sicurezza alimentare europea), quasi tre quarti dei polli in commercio in Europa è contaminato da Campylobacter, mentre quasi uno su dieci è contaminato da uno degli oltre duemila sierotipi di Salmonelle conosciute (ma non tutti patogeni per l’uomo fortunatamente). Non bisogna però cedere alla paura perché sia Campylobacter che Salmonella sono resi del tutto innocui con una normale cottura” precisa De Stefani.
 
Allora quando si parla di pericolo?
Il pericolo si ha piuttosto con le cosiddette “contaminazioni incrociate” che si realizzano quando la pelle, la carne o i succhi di scolo del pollo, o del tacchino, vengono a contatto con altri cibi presenti sui piani di lavoro della cucina o nel frigorifero, oppure quando si usano le stesse stoviglie per le diverse preparazioni, è necessario prendere quindi delle precauzioni quando si maneggia il pollo, il tacchino o le carni avicole anche confezionate, in ambiente domestico. Per evitare questo pericolo è necessario quindi limitare per quanto possibile i contatti, confinando la conservazione e la manipolazione del pollame fresco ad una ristretta area di lavoro e impiegando utensili ad uso esclusivo di questa lavorazione o che non saranno comunque riutilizzati per altre preparazioni prima di essere stati accuratamente lavati e disinfettati (basta un giro in lavastoviglie con della candeggina), ma, soprattutto, il pollame deve essere manipolato dopo che sono state preparate tutte le altre pietanze da mangiare crude o che non saranno sottoposte a cottura.
“Ma talvolta questi accorgimenti non bastano se non si presta attenzione fin dall’acquisto di questi prodotti dal banco del supermercato perché sebbene siano comunemente presentati in confezioni chiuse, molto spesso non sono perfettamente sigillati e il sangue e le sierosità della carne, potenziali veicoli di microorganismi responsabili di malattie alimentari, possono fuoriuscire imbrattando la confezione” precisa De Stefani “La conseguenza sarà la potenziale contaminazione di tutte le superfici che vengono a contatto con le confezioni come ad esempio le mani degli acquirenti e di chi eventualmente li accompagna - bambini compresi – ma allo stesso modo potranno risultare contaminati anche gli altri articoli riposti nelle borse e nel carrello della spesa, compresa la frutta e la verdura da consumare cruda”.
Bisogna poi tener presente che lo stesso carrello della spesa precedentemente imbrattato potrà essere di nuovo un veicolo di contaminazione per la spesa di chi lo utilizzerà la volta dopo.

Naturalmente esistono delle precauzioni… “Le precauzioni utili da seguire consistono nel riporre il pollo o le confezioni di un qualsiasi prodotto avicolo crudo in sacchetti di plastica fin dal loro prelievo dal banco di vendita del supermercato o dall’acquisto in macelleria, mantenendolo nel proprio imballo originale e rimuovendo con della carta assorbente le eventuali tracce di sangue o di altri liquidi, tenendolo ben separato da altri oggetti e alimenti e conservandolo fino al momento della preparazione in recipiente chiuso o coperto con un film plastico o di alluminio. Ma la precauzione principale da ricordare è di lavarsi sempre le mani con il sapone ogni volta che si manipolano polli e uova con detergenti disinfettanti” conclude De Stefani.

Approfondiamo l'intervista inserendo alcune informazioni sulle malattie alimentari prese dal sito dell'Efsa.
Le zoonosi sono malattie trasmissibili direttamente o indirettamente tra animali ed esseri umani, ad esempio tramite il consumo di cibi contaminati o il contatto con animali infetti. Per prevenire l’insorgenza delle zoonosi è importante individuare quali animali e alimenti sono la fonte principale d’infezione. L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) analizzano le informazioni trasmesse dagli Stati membri sui casi verificatisi nell’uomo e sulla prevalenza di agenti zoonotici in animali e alimenti, pubblicando annualmente una relazione congiunta.
Segue schema


Nella relazione che si basa su dati del 2012 (nel 2015 usciranno i dati 2013) sono prese in esame alcune malattie zoonotiche sostenute da altrettanti microrganismi tra i quali si annoverano: la campilobatteriosi, le salmonellosi, la listeriosi, la brucellosi, la trichinosi, la toxoplasmosi, la rabbia, la febbre Q  le tossinfezioni da Escherichia coli verocitotossico, la tubercolosi (TBC) provocata dal Mycobacterium bovis e, per la prima volta, la febbre del Nilo occidentale.

Secondo l'analisi condotta sui dati del 2012 si rileva una diminuzione dei casi di campilobatteriosi che rimane, tuttavia, la più frequente tossinfezione alimentare in Europa, una riduzione sensibile dei casi di salmonellosi che si conferma per il settimo anno consecutivo, mentre i casi di listeriosi continuano ad aumentare da quattro anni a questa parte.

Possiamo così riassumere che il pollo riveste un 4% per quello che riguarda gli alimenti responsabili delle tossinfezioni alimentari nel 2012, rispetto a un 22% dovuto alle uova e al 16% per gli alimenti composti.
Le zoonosi di maggiore interesse per la salute dei consumatori sono: la campilobatteriosi, che è stata causa di infezione mortale in 31 casi nel  2012 (Campylobacter è un batterio che può causare nell’uomo una malattia denominata campilobatteriosi). Con oltre 190.000 casi segnalati ogni anno nell’uomo, si tratta della malattia a trasmissione alimentare più frequentemente riferita nell’Unione europea (UE). Si ritiene tuttavia che il numero effettivo di casi si aggiri attorno ai nove milioni l’anno. Mentre, sempre secondo una stima dell’EFSA, la salmonellosi è stata causa di infezione mortale in 61 casi nel  2012 (Salmonella è un batterio che può provocare negli esseri umani una malattia chiamata salmonellosi. Ogni anno nell’Unione europea vengono riferiti oltre 90 000 casi di salmonellosi).

lunedì 4 agosto 2014

È la seconda realtà produttiva delle carni in Italia, conta 6 stabilimenti di produzione in Italia e 550 milioni di fatturato, 1.500 dipendenti, 10 piattaforme distributive, 848 soci attivi, con stabilimenti all'avanguardia per tecnologia e automazione, collocati nella pianura padana tra Reggio Emilia, Mantova e Modena: stiamo parlando del Gruppo Unipeg, di cui Assofood è il fiore all’occhiello.
Sul sito aziendale si legge “Oggi il gruppo Unipeg è sinonimo di sicurezza e sistemi di qualità: i prodotti 100% italiani arrivano da una filiera di allevatori nazionali sottoposta a rigorosi e costanti controlli. Nei centri di produzione le carni sono trasformate con l'esperienza e le tecnologie in grado di garantire elevati standard. Il servizio di distribuzione nazionale è organizzato sul valore aggiunto della filiera integrata, per una migliore shelf life del prodotto finale”.

La Forward, memore anche delle ultime notizie apparse sui media locali e degli allarmismi continui a cui siamo sottoposti, ha deciso di porre alcune domande a chi, di sicuro, conosce questo settore in modo dettagliato ed è pronto a togliere i tanti dubbi che sono presenti nella mente del consumatore finale.

A rispondere alle nostre domande il Dott. Luca Alboni, Direttore Qualità Sicurezza Ambiente di Assofood.

Nella vostra azienda vi è mai capitato di affrontare un’allerta alimentare?
Si, ad esempio abbiamo affrontato l’allerta del mais dall’Ucraina con Diossina-PCB, l’allerta per la presenza di carne di cavallo in partite di carne bovina, etc.
Come affrontate una criticità?
La ASSOFOOD ha messo a punto un sistema di controlli interni ed esterni sui propri processi e prodotti e dispone di strumenti informatici che permettono l’aggiornamento continuo in relazione alle allerte sanitarie allo scopo di garantire l’idoneità e la sicurezza dei propri prodotti. Qualora si presentino pericoli reali o potenziali per la salute dei consumatori  ASSOFOOD, tramite il proprio sistema di rintracciabilità, è in grado di risalire, dal lotto di produzione (codice di rintracciabilità),  alle materie prime e ad altri materiali utilizzati nel ciclo di lavorazione per richiamare il prodotto dal mercato).
Con periodicità non inferiore ad una volta all’anno la società ASSOFOOD effettua una simulazione di ritiro di prodotto dal mercato.
A tale scopo l’azienda agisce come segue:
- invia una informazione telefonica o via fax o e-mail a tutti i Clienti che possono avere ricevuto prodotto appartenente al lotto sotto indagine
- invia un’informazione telefonica prima e via fax successivamente al fornitore nel caso in cui si supponga che la contaminazione possa essere avvenuta presso lo stesso fornitore
- effettua il ritiro dal mercato con mezzi idonei
- avvisa l’autorità competente mediante dichiarazione scritta
- avvisa l’Ente di Certificazione attraverso comunicazione scritta
- il prodotto ritirato viene identificato da CQ (Controllo Qualità) o da AQ (Assicurazione Qualità) con la supervisione di DQSA mediante apposito cartello rosso riportante la dicitura “Non Conforme – non utilizzare”
- il prodotto identificato come “non conforme” viene segregato in apposita cella e messo a disposizione dell’autorità competente. Se il prodotto è stato ritirato per errata etichettatura e altre motivazioni di carattere non igienico sanitario, può essere rilavorato, in caso contrario viene destinato alla distruzione e viene conservata la documentazione della destinazione della merce ad evidenza della chiusura del ritiro.

Viene aperto il RNC (Rapporto Non Conformità) e definiti i tempi e le modalità della Azioni Correttive concordate. Quando si ritiene che il prodotto sia stato distribuito su larga scala, ASSOFOOD provvede a dare informazione del problema indicando il prodotto ed il numero di lotto contaminato ai mass-media.


Come verificate se un alimento è a rischio?
Per ogni nuovo prodotto sviluppato in Assofood vengono elencati tutti i pericoli a cui detto prodotto può essere soggetto; in seguito viene fatta una valutazione dell’indice di rischio applicando un semplice metodo che prende in considerazione la gravità di un dato pericolo in ogni specifica fase del processo di produzione e la probabilità che l’evento indesiderato si verifichi, la frequenza attesa.
Sia la gravità che la probabilità del verificarsi di un dato pericolo vengono valutate mediante un punteggio.
La  potenziale comparsa di pericoli per la sicurezza alimentare dei prodotti può realizzarsi in momenti diversi a seconda della natura del pericolo e delle condizioni operative, impiantistiche e strutturali legate alle diverse fasi del processo e dalla presenza di operatori.
Per ogni fase del processo di produzione di un prodotto il gruppo di lavoro preposto all’analisi del rischio individua i possibili pericoli associabili a tale fase. La valutazione della gravità del pericolo è valutata in base agli eventuali danni per il consumatore finale associabili ai pericoli (gravità del pericolo) e viene espressa mediate un punteggio in funzione del livello di gravità.

Una volta assegnato, per ogni pericolo, un punteggio in funzione della valutazione della gravità e un punteggio in funzione della probabilità verranno eseguiti la quotazione del rischio tramite la semplice formula di seguito riportata:
(Gravità X probabilità) = Indice di Rischio


Siete strutturati per affrontare un’analisi del rischio?
La Assofood ha individuato un team di persone facenti parte dell’organico che, ognuna per la parte di propria competenza fornisce un contributo di competenza ed esperienza essenziale nella gestione di Crisi/Allerta.
In Assofood è composto dalle seguenti persone:


Funzione Compiti
Responsabile qualitàCoordinatore del Comitato e responsabile relazioni con l’esterno
 Controllo qualitàResponsabile per le verifiche microbiologiche per Crisi/Allerta Sanitaria,    rintracciabilità
Direttore produzione e direttore  Ricerca e sviluppoCoordinatore del personale di produzione per le attività di identificazione e segregazione del prodotto non conforme presente in azienda
ADDETTO sistemi informativiResponsabile della la rintracciabilità Lotti MP e Lotti Vendita
UFFICIO BOLLETTAZIONE Responsabile per la rintracciabilità Documenti Contabili (Fatture e Ddt) e recupero Ordine Cliente
Direttore logisticaResponsabile di organizzare il ritiro dal mercato del prodotto
SEGRETERIA MARKETINGResponsabile Comunicazione di notifica al cliente degli incidenti/allerta sanitaria per il ritiro del prodotto dal mercato

Se lei fosse un consumatore, cosa vorrebbe leggere nell’etichetta del prodotto che sta per acquistare (naturalmente parliamo sempre di carne)?

Se io fossi un consumatore desidererei etichette più facilmente comprensibili in termini di migliore leggibilità, semplificazione delle diciture legali (ad esempio eliminerei sigle e codici comprensibili solo dagli addetti ai lavori. Vorrei una maggiore attenzione nella presentazione dei prodotti per limitare le situazioni di inganno nella scelta, modalità di conservazione che facilitano la conservazione domestica prendendo atto delle reali condizioni termiche dei frigoriferi di casa, presenza di ricette e consigli per l’uso semplici e innovative che consentano il migliore utilizzo anche a consumatori non esperti.

lunedì 14 luglio 2014

"Come si gestice una criticità...": intervista ad Assofood


È la seconda realtà produttiva delle carni in Italia, conta 6 stabilimenti di produzione in Italia e 550 milioni di fatturato, 1.500 dipendenti, 10 piattaforme distributive, 848 soci attivi, con stabilimenti all'avanguardia per tecnologia e automazione, collocati nella pianura padana tra Reggio Emilia, Mantova e Modena: stiamo parlando del Gruppo Unipeg, di cui Assofood è il fiore all’occhiello.
Sul sito aziendale si legge “Oggi il gruppo Unipeg è sinonimo di sicurezza e sistemi di qualità: i prodotti 100% italiani arrivano da una filiera di allevatori nazionali sottoposta a rigorosi e costanti controlli. Nei centri di produzione le carni sono trasformate con l'esperienza e le tecnologie in grado di garantire elevati standard. Il servizio di distribuzione nazionale è organizzato sul valore aggiunto della filiera integrata, per una migliore shelf life del prodotto finale”.

La Forward, memore anche delle ultime notizie apparse sui media locali e degli allarmismi continui a cui siamo sottoposti, ha deciso di porre alcune domande a chi, di sicuro, conosce questo settore in modo dettagliato ed è pronto a togliere i tanti dubbi che sono presenti nella mente del consumatore finale.


A rispondere alle nostre domande il Dott. Luca Alboni, Direttore Qualità Sicurezza Ambiente di Assofood.



Nella vostra azienda vi è mai capitato di affrontare un’allerta alimentare?
Si, ad esempio abbiamo affrontato l’allerta del mais dall’Ucraina con Diossina-PCB, l’allerta per la presenza di carne di cavallo in partite di carne bovina, etc.

Come affrontate una criticità?
La ASSOFOOD ha messo a punto un sistema di controlli interni ed esterni sui propri processi e prodotti e dispone di strumenti informatici che permettono l’aggiornamento continuo in relazione alle allerte sanitarie allo scopo di garantire l’idoneità e la sicurezza dei propri prodotti. Qualora si presentino pericoli reali o potenziali per la salute dei consumatori  ASSOFOOD, tramite il proprio sistema di rintracciabilità, è in grado di risalire, dal lotto di produzione (codice di rintracciabilità),  alle materie prime e ad altri materiali utilizzati nel ciclo di lavorazione per richiamare il prodotto dal mercato). 

Con periodicità non inferiore ad una volta all’anno la società ASSOFOOD effettua una simulazione di ritiro di prodotto dal mercato.

A tale scopo l’azienda agisce come segue:
- invia una informazione telefonica o via fax o e-mail a tutti i Clienti che possono avere ricevuto prodotto appartenente al lotto sotto indagine
- invia un’informazione telefonica prima e via fax successivamente al fornitore nel caso in cui si supponga che la contaminazione possa essere avvenuta presso lo stesso fornitore
- effettua il ritiro dal mercato con mezzi idonei
- avvisa l’autorità competente mediante dichiarazione scritta
- avvisa l’Ente di Certificazione attraverso comunicazione scritta
- il prodotto ritirato viene identificato da CQ (Controllo Qualità) o da AQ (Assicurazione Qualità) con la supervisione di DQSA mediante apposito cartello rosso riportante la dicitura “Non Conforme – non utilizzare”
- il prodotto identificato come “non conforme” viene segregato in apposita cella e messo a disposizione dell’autorità competente. Se il prodotto è stato ritirato per errata etichettatura e altre motivazioni di carattere non igienico sanitario, può essere rilavorato, in caso contrario viene destinato alla distruzione e viene conservata la documentazione della destinazione della merce ad evidenza della chiusura del ritiro.

Viene aperto il RNC (Rapporto Non Conformità) e definiti i tempi e le modalità della Azioni Correttive concordate. Quando si ritiene che il prodotto sia stato distribuito su larga scala, ASSOFOOD provvede a dare informazione del problema indicando il prodotto ed il numero di lotto contaminato ai mass-media.


Come verificate se un alimento è a rischio?

Per ogni nuovo prodotto sviluppato in Assofood vengono elencati tutti i pericoli a cui detto prodotto può essere soggetto; in seguito viene fatta una valutazione dell’indice di rischio applicando un semplice metodo che prende in considerazione la gravità di un dato pericolo in ogni specifica fase del processo di produzione e la probabilità che l’evento indesiderato si verifichi, la frequenza attesa.
Sia la gravità che la probabilità del verificarsi di un dato pericolo vengono valutate mediante un punteggio.
La  potenziale comparsa di pericoli per la sicurezza alimentare dei prodotti può realizzarsi in momenti diversi a seconda della natura del pericolo e delle condizioni operative, impiantistiche e strutturali legate alle diverse fasi del processo e dalla presenza di operatori.
Per ogni fase del processo di produzione di un prodotto il gruppo di lavoro preposto all’analisi del rischio individua i possibili pericoli associabili a tale fase. La valutazione della gravità del pericolo è valutata in base agli eventuali danni per il consumatore finale associabili ai pericoli (gravità del pericolo) e viene espressa mediate un punteggio in funzione del livello di gravità.

Una volta assegnato, per ogni pericolo, un punteggio in funzione della valutazione della gravità e un punteggio in funzione della probabilità verranno eseguiti la quotazione del rischio tramite la semplice formula di seguito riportata:
(Gravità X probabilità) = Indice di Rischio


Siete strutturati per affrontare un’analisi del rischio?

La Assofood ha individuato un team di persone facenti parte dell’organico che, ognuna per la parte di propria competenza fornisce un contributo di competenza ed esperienza essenziale nella gestione di Crisi/Allerta.
In Assofood è composto dalle seguenti persone:

Funzione Compiti
Responsabile qualitàCoordinatore del Comitato e responsabile relazioni con l’esterno
 Controllo qualitàResponsabile per le verifiche microbiologiche per Crisi/Allerta Sanitaria,    rintracciabilità
Direttore produzione e direttore  Ricerca e sviluppoCoordinatore del personale di produzione per le attività di identificazione e segregazione del prodotto non conforme presente in azienda
ADDETTO sistemi informativiResponsabile della la rintracciabilità Lotti MP e Lotti Vendita
UFFICIO BOLLETTAZIONE Responsabile per la rintracciabilità Documenti Contabili (Fatture e Ddt) e recupero Ordine Cliente
Direttore logisticaResponsabile di organizzare il ritiro dal mercato del prodotto
SEGRETERIA MARKETINGResponsabile Comunicazione di notifica al cliente degli incidenti/allerta sanitaria per il ritiro del prodotto dal mercato

Se lei fosse un consumatore, cosa vorrebbe leggere nell’etichetta del prodotto che sta per acquistare (naturalmente parliamo sempre di carne)?

Se io fossi un consumatore desidererei etichette più facilmente comprensibili in termini di migliore leggibilità, semplificazione delle diciture legali (ad esempio eliminerei sigle e codici comprensibili solo dagli addetti ai lavori. Vorrei una maggiore attenzione nella presentazione dei prodotti per limitare le situazioni di inganno nella scelta, modalità di conservazione che facilitano la conservazione domestica prendendo atto delle reali condizioni termiche dei frigoriferi di casa, presenza di ricette e consigli per l’uso semplici e innovative che consentano il migliore utilizzo anche a consumatori non esperti.

mercoledì 18 giugno 2014

"Non lavate il pollame prima di cuocerlo" parola di FSA



E’ notizia di pochi giorni fa, lanciata su Food24 da Fernanda Roggero, secondo cui la Food Standard Agency (FSA) inglese, ovvero l’ente del governo britannico che sovrintende alla sicurezza alimentare, avverte che non bisogna lavare il pollame prima di cuocerlo. Sempre secondo FSA si rischia la contaminazione da Campylobacter che può provocare diarrea, febbre, nausea, crampi addominali e brividi da freddo.

E noi di Forward ci siamo tolti il dubbio girando la stessa domanda al gruppo di Linkedin “Diritto Alimentare e Legislazione Veterinaria” a cui  ha gentilmente risposto Fabrizio De Stefani, Direttore Dipartimento Funzionale di Sanità Animale e Sicurezza Alimentare Aulss n. 4 del Veneto.

“Tutto il pollame infatti, è in genere contaminato superficialmente da una flora microbica piuttosto varia, che comprende non infrequentemente alcune specie patogene per l'uomo, quali il Campylobacter e le Salmonelle" racconta De Stefani.

"Basta quindi il semplice contatto delle carcasse con le superfici - ad esempio del frigorifero, dei piani di appoggio, dei taglieri, piuttosto che dei coltelli, dei forchettoni, delle forbici, ecc.- per far sì che l'"ambiente cucina" sia contaminato e diventi possibile fonte di malattie alimentari. Per evitare questo pericolo è necessario quindi limitare per quanto possibile i contatti, confinando la conservazione e la manipolazione del pollame fresco ad una ristretta area di lavoro e impiegando utensili ad uso esclusivo di questa lavorazione o che non saranno comunque riutilizzati per altre preparazioni prima di essere stati accuratamente lavati e disinfettati (basta un giro in lavastoviglie con della candeggina)".

"Ma, soprattutto, il pollame deve essere manipolato DOPO che sono state preparate tutte le altre pietanze da mangiare crude o che non saranno sottoposte a cottura.Vietatissimo quindi preparare le verdure, affettare il pane, i formaggi o i salumi, dove si è prima pastrugnato con il pollo o il tacchino o, ancor peggio, riutilizzare gli stessi taglieri e utensili".

Una semplice regola di igiene domestica prevede quindi che nell'accingersi a preparare un pranzo o una cena composta da più pietanze si inizi da quelle con gli ingredienti da consumare crudi o tal quali, per poi continuare, per chi vuole, con le carni (o il pesce) in base al diverso livello di contaminazione potenziale e che a grandi linee può essere così individuato: 
- quasi nullo nei grandi tagli di carne magra bovina, equina e ovi-caprina;
- maggiore nei tagli magri di maiale;
- ancor più alto per il pollame e per gli insaccati da cuocere (salsicce, cotechini, ecc.).


"È bene ricordarsi, infine, di lasciare la cucina pulita - in inglese si direbbe CLAYGO, acronimo di Clean As You Go - una cucina lasciata sporca, con il lavello ricolmo di stoviglie è un meraviglioso luna park in cui i microbi faranno una gran festa e si moltiplicheranno all'inverosimile finché non ci si deciderà a ripulire tutto! Meglio ricordarsene, ne va della salute di tutta la famiglia e dei malcapitati ospiti che si è eventualmente osato invitare a casa propria. E se proprio non ci si riesce meglio andare tutti in pizzeria” conclude De Stefani.

martedì 20 maggio 2014

Vito Rubino e Fabrizio De Stefani: due esperti chiariscono l'affermazione della Coldiretti sul TMC di pasta, riso e caffè



E’ notizia di questi giorni, fornita da Coldiretti e riportata da più media nazionali in riferimento alla riunione di Consiglio Agricoltura in cui si sono affrontate le proposte delle delegazioni di Olanda e Svezia che con il sostegno dell’ Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo chiedono l’esenzione dell'obbligo di indicare in etichetta il termine minimo di conservazione (TMC) “da consumarsi preferibilmente prima” per prodotti come pasta, riso e caffè, attraverso l’estensione del dell’allegato X del regolamento UE 1169/2011.

“​Con l’eliminazione della “data di scadenza” l’Unione Europea taglia di fatto la qualità del cibo in vendita in Europa” si legge sul sito della Coldiretti “che con il passare del tempo perde le proprie caratteristiche nutrizionali in termini di contenuto in vitamine, antiossidanti e polifenoli che fanno bene alla salute ma anche quelle le proprietà organolettiche, di fragranza e sapore dal quale deriva il piacere di stare a tavola”.

 "E' bene precisare che non stiamo parlando di eliminazione della data di scadenza sugli alimenti, ma del loro TMC, ovvero del Termine Minimo di Conservazione" afferma l'Avvocato Vito Rubino, ricercatore presso l'Università di Alessandria. "La differenza è fondamentale, ancorché in alcuni titoli si sia letta una certa confusione. La data di scadenza indica un termine perentorio entro cui il prodotto deve essere consumato, perché le sue caratteristiche lo rendono insicuro oltre quella data. E' il caso dei prodotti freschi microbiologicamente instabili, per i quali si prescrive l'eliminazione oltre la data di scadenza. Il termine minimo di conservazione, identificato per l'appunto con la dicitura "da consumarsi PREFERIBILMENTE entro il..." scritto su taluni alimenti è semplicemente la garanzia che il produttore dà al consumatore circa il fatto che quell'alimento conserverà fino a quella data certamente le sue qualità organolettiche, le caratteristiche nutrizionali etc. Una volta superata tale data la responsabilità del consumo passa all'acquirente, che potrà valutare caso per caso. E' comunque bene ricordare che il prodotto con TMC superato non è pericoloso per la salute". Si tratta infatti di prodotti per i quali il superamento della durata indicata sull’etichetta non è di per sé associato a un rischio alimentare. A supporto di questa tesi va ricordato che resta un dovere assoluto per tutti gli operatori della filiera, immettere sul mercato alimenti rigorosamente sicuri, come previsto dall’articolo 14 del regolamento CE n. 178/02.
"La proposta nasce dalla constatazione dell'esistenza di enormi sprechi alimentari derivanti in molti casi dalla confusione fra data di scadenza e TMC che spinge i consumatori più sensibili a buttare via molti prodotti a TMC scaduto anche se perfettamente commestibili. Gli stessi venditori si trovano in grosse difficoltà in questi casi, perché per legge quei prodotti possono essere assimilati a "rifiuti" e devono essere smaltiti, quando potrebbero avere un impiego alternativo che ne consenta comunque una valorizzazione. Pensi al caso della Grecia: la crisi economica è così forte da aver indotto il Governo ad approvare norme che consentono la commercializzazione a prezzo ridotto dei prodotti alimentari preconfezionati con TMC superato: in questo modo ampie fascie di popolazione altrimenti prive delle risorse economiche sufficienti per alimentarsi hanno potuto avere accesso al mercato degli alimenti. E' pur vero che su questo tema (come su molti altri nel settore del "food") occorrerebbe informare meglio il consumatore di modo per un verso di metterlo in condizioni di "scegliere" (ad esempio imponendo la data di confezionamento su tutti i prodotti), per altro verso limitando il più possibile le "scelte d'istinto" o dettate dalla paura" suggerisce Rubino.
Appunto gli sprechi "A mio giudizio è un argomento che andrebbe affrontato a livello nazionale, non dovrebbe essere una decisione uguale per tutti Stati della UE; bisognerebbe analizzare e risolvere il problema Stato membro per Stato membro, in base alla sensibilità della popolazione, al grado di conoscenza della materia e, come purtroppo l'esperienza quotidiana ci sta insegnando, anche in relazione alle condizioni economiche esistenti nei diversi contesti".

Oltre all'Avvocato Rubino abbiamo chiesto un parere sul delicato argomento anche al Dottore Fabrizio De Stefani  Direttore del Dipartimento funzionale di Sanità Animale e Sicurezza Alimentare presso Aulss n. 4 del Veneto "L'allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alla riunione del Consiglio dell'agricoltura in cui si affronteranno le proposte di esenzione dell'obbligo di indicare in etichetta il termine minimo di conservazione "da consumarsi preferibilmente prima" per prodotti come pasta, riso, sembra fin dal titolo una capziosa forzatura" così introduce l'argomento De Stefani.
"Nell'articolo, infatti, si fa erroneamente riferimento al requisito della data di scadenza per dei prodotti che sono considerati per legge “alimenti non deperibili” ed in quanto tali soggetti all’indicazione in etichetta del termine minimo di conservazione, espresso dalla dicitura "da consumarsi preferibilmente entro (data)", che indica cioè  fino a quando un alimento conserverà le sue proprietà organolettiche se conservato adeguatamente. Questi alimenti sono soggetti per loro natura ad un lento, progressivo decadimento delle caratteristiche qualitative, fin dal momento in cui sono messi sullo scaffale di vendita. Il termine entro il quale si raccomanda di consumarlo deve essere inteso quindi come quello in cui la qualità del prodotto corrisponde suppergiù al livello minimo che il produttore vuole comunque assicurare e che non rappresentano comunque un problema per la salute dei consumatori".
"In realtà il continuo miglioramento del processo produttivo, del packaging e dei sistemi di conservazione nel settore alimentare hanno spostato molto in avanti nel tempo la possibilità di consumare in tutta sicurezza alimenti qualitativamente ancora validi che difficilmente saranno lasciati languire sullo scaffale oltre il termine di vendita previsto per l’elementare motivo che ciò rappresenterebbe un costo insostenibile per qualsiasi operatore del settore alimentare minimamente accorto. Se i consumatori sono informati dell’età del prodotto e delle caratteristiche qualitative che possono attendersi, fatta salva la garanzia di salubrità, non sembra ci sia quindi alcun motivo per impedirne l’acquisto a prezzo scontato".

Si tratta del tentativo dei Paesi del Nord Europa di tagliare gli sprechi alimentari che nell’Unione Europea hanno raggiunto il quantitativo record di 89 milioni di tonnellate di cibo sprecato. In realtà con la crisi si è registrata una storica inversione di tendenza e con quasi tre italiani su quattro (73%) che hanno tagliato gli sprechi a tavola nel 2013, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Tra chi ha tagliato gli sprechi l’80% fa la spesa in modo più oculato, il 37% guarda con più attenzione la data di scadenza e il 26% ha ridotto le dosi acquistate, ma sono il 56% quelli che riutilizzano quello che avanza. La tendenza al contenimento degli sprechi - precisa la Coldiretti - è forse l’unico aspetto positivo della crisi in una situazione in cui ogni persona in Italia ha comunque buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno. Complice la crisi economica già oggi appena il 36% degli italiani dichiara di attenersi rigorosamente alla data di scadenza dei prodotti riservandosi di valutare personalmente la qualità dei prodotti scaduti prima di buttarli, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Gfk Eurisko dalle quali si evidenza peraltro che solo il 54% degli italiani controlla quotidianamente il frigorifero e il 65% controlla almeno una volta al  mese la dispensa.
In Europa, secondo le norme vigenti finora, sia i «secchi» che i «liquidi» possono essere potenziali veicoli di intossicazione se il loro consumo non avviene entro la data stabilita dai laboratori; in Africa, o in Asia, possono essere invece beni di lusso, cioè di sopravvivenza, a prescindere da qualsiasi scadenza indicata sulla confezione. E anche su questo si basa la motivazione etica che, insieme con quella economica, sarebbe alla fase del futuro provvedimento.

martedì 13 maggio 2014

Verrà tolto il segreto sui flussi: per un import più trasparente

All'ultimo convegno della Coldiretti Roberto Moncalvo ha messo in evidenza che il tema del segreto dei dati relativi ai flussi di importazioni di prodotti agricoli dall'estero è strettamente connesso con l'indicazione dell'origine in etichetta.



Moncalvo si è rivolto soprattutto al ministro delle Politiche Agricole (Maurizio Martina) e al ministro della Salute (Beatrice Lorenzin).

Il primo segnale verso una maggiore trasparenza dei cibi arriva proprio dal ministro della Salute. L’impegno infatti, come si legge in una nota della Salute, è di rendere "pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per la produzione alimentare, dopo le proteste degli agricoltori sul Brennero e le molteplici iniziative di mobilitazione messe in campo da Coldiretti al fine di contrastare le aggressioni al Made in Italy conseguenti alla lavorazione nel nostro Paese di prodotti alimentari oggetto di importazione o di scambio intracomunitario e la successiva messa in commercio come prodotti autenticamente italiani».
Ma perché non è stato possibile fino a oggi fare trasparenza sugli acquisti di prodotti alimentari stranieri? La «colpa» è attribuita dal ministero a «una complessa normativa doganale che ha impedito l’accessibilità dei dati senza significative ragioni legate alla tutela della riservatezza". 

Ma il cammino è sicuramente molto lungo.

Per la Coldiretti così si fa spazio alla legalità. «Dall’inizio della crisi – sostiene l’organizzazione da tempo sulle barricate per la tutela del made in Italy –  sono più che triplicate in Italia le frodi a tavola con un incremento record del 248% del valore di cibi e bevande sequestrati perché adulterati, contraffati o falsificati sulla base della preziosa attività svolta dai carabinieri dei Nas dal 2007 al 2013».  E sempre l’indagine dell’associazione  agricola sottolinea l’esplosione dell’import che nel 2013 ha raggiunto 40 miliardi con un incremento del 20% dal 2007. «Con il rischio concreto – spiega – che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l’extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate proveniente dall’estero. Il risultato è che nel 2013 sono aumentati del 14% gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute, sulla base del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF), rispetto al 2007 in cui è iniziata la crisi» . La stessa Coldiretti conferma l’ottimo livello dei controlli in Italia, gran parte effettuati anche dalle stesse industrie alimentari tra le prime nel mondo per gli investimenti in controlli.

(articolo completo su IlSole24ore)

mercoledì 30 aprile 2014

Lente di ingrandimento su Nutella... che compie 50 anni


www.nutella.it


Solo nel guardare il vasetto assopori il suo gusto... poi aperto il tappo bastano pochi secondi per innamorarsene per tutta la vita, inutile tenersi e resistere alla tentazione di assaggiare la morbida crema e lasciare che il nostro corpo (tutto) si delizi con tanta bontà!
 

In Italia è nata il 20 aprile 1964 e questo mese ha festeggiato i suoi 50 anni di "attività".

In tutto il Mondo è conosciuta come NUTELLA e in mezzo secolo di vita il suo successo è stato intramontabile.


Oggi è prodotta in 11 stabilimenti a livello mondiale, venduta in oltre 100 paesi, con maestranze di 97 nazioni.


A noi di TUTELATY: INFORMATI SULL'ETICHETTA non rimane che analizzare l'etichetta del barattolo di NUTELLA da 400g
 

Ingredienti: zucchero, olio vegetale, nocciole (13%), caco magro (7,4%), latte scremato in polvere (6,6%), siero di latte in polvere, emulsionanti lecitine (soia) e vanillina.
 

Indicazioni: non conservare in frigorifero, tenere fuori dalle fonti di calore
 

Per porzione (15 g) calorie 81
 


VALORI MEDI
PER 100G
PER PORZIONE (15G)
%GDA*

Valore kcal
Valore Energetico kj 
544
2273 
81
339
4
 Proteine g
6
0,9
2
Carboidrati g
di cui zuccheri g
57,3
56,7
8,6
8,5
3
9
Grassi g
di cui saturi g
31,6
10,9
4,7
1,6
7
8
Fibre alimentari g
3,4
0,5
2
Sodio g
0,045
0,007
0

*GDA = la quantità giornaliera raccomandata per un adulto è basata su di una dieta che prevede un apporto medio giornaliero di 2000 kcal. Il fabbisogno nutrizionale di un individio può essere maggiore o minore, a seconda del sesso, età, attività fisica e altri fattori.
 

SENZA CONSERVANTI E COLORANTI
 

PRODOTTO DA FERRERO SPA sede Alba A, Stabilimento Alba S, Stabilimento Sant'Angelo dei Lombardi (AV), V-prodotto da Ferrero Francese S.A. Route de Duclair Villers-Ecalles. La lettera A, S, o V indicata nel lotto individua lo stabilimento di produzione.

www.nutella.it 

mercoledì 26 febbraio 2014

I dolci di Carnevale... attenti agli oli vegetali

Carnevale è alle porte e tutti siamo pronti per prepararci ad una bella abbuffata di bugie, frittelle e chiacchere.


Ce ne sono per tutti i gusti: le chiacchere classiche, con zucchero a velo, al cioccolato, al kamut, al farro, senza burro, cotte al forno, ecc.

Nel leggere tutte le etichette noi di Tutelaty consigliamo di analizzare bene i componenti, soprattutto per chi compra quelle al kamut o al farro perché a volte viene anche utilizzata della farina (ma è comunque specificato nell'etichetta) ma soprattutto guardate con che olio sono state fritte, perché in molti prodotti compare la scritta olio vegetale e non viene specificato se di semi di girasole o altri oli, come il non tanto salutare olio di palma.

Un esempio: Le Lattughe del Pasticcere 100% Farro Passate al Forno
Etichetta: Prodotto dolciario fritto
Ingredienti: farina di farro 60%, uova fresche da allevamento a terra, zucchero, olio vegetale (palma), margarina vegetale senza grassi idrogenati [olio e grassi vegetali (palma, girasole, colza) acqua, emulsionante: mono e digliceridi degli acidi grassi; correttore di acidità: acido citrico], sale, aromi. Può contenere tracce di frutta secca e guscio, latte e soia.
Prodotto e confezionato ad Asolo (TV) v.le Fermi 53.
Da conservare in luogo fresco ed asciutto lontano da fonti di calore.




lunedì 24 febbraio 2014

Etichettatura degli alimenti: intervista all'Avvocato Vito Rubino sul regolamento 1169/2011 U.E.



Ad aprile 2014 partirà la quinta edizione del Corso di Alta Formazione in Legislazione Alimentare. Il corso avrà come sede Alessandria presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale. E' rivolto ad operatori del settore, pubblici ufficiali, professionisti e studenti in formazione specialistica (http://www.cafla.unipmn.it).
  
Il corso si presenta rinnovato nei moduli e nei contenuti, per dare maggiore spazio ai due temi di particolare importanza nel periodo di riferimento: l’etichettatura degli alimenti, con l’approssimarsi dell’entrata in vigore del regolamento 1169/2011 U.E. sulle informazioni alimentari ai consumatori e le sue disposizione esecutive/attuative, nonché l’annunciata riforma della disciplina dell’igiene degli alimenti a 10 anni dalla pubblicazione del “pacchetto igiene”.

Proprio sul tema delicato come il #regolamento1169/2011 abbiamo intervistato l’Avvocato #VitoRubino, Ricercatore Università degli Studi del Piemonte Orientale e docente Cafla.

Avvocato Rubino cosa cambierà a partire dal 31 gennaio 2014 per quel che riguarda la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori?

"E' difficile condensare in poche righe l'insieme delle modifiche apportate dal nuovo regolamento 1169/2011 UE relativo alle informazioni sugli alimenti ai consumatori. In effetti più che di una vera e propria "rivoluzione" si tratta di un insieme coordinato di interventi mirati, volti a migliorare la normativa precedente ed a chiarire alcuni punti estremamente discussi sia in dottrina che in giurisprudenza.
Va detto subito che le modifiche più significative devono ancora essere sostanziate: la norma, infatti, delega alla Commissione europea l'adozione di una serie imponente di atti esecutivi che daranno contenuti concreti ai principi generali espressi nel regolamento.
Per il momento sono stati adottati solo due regolamenti in questa direzione: quello sul glutine, che si limita a ricondurre all'ambito dell'etichettatura generale la materia dei prodotti alimentari per celiaci (non più regolamentata come disciplina particolare dal regolamento 609/2013 UE) e quello sull'origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili, che ha esteso a questa tipologia di prodotti i contenuti che sostanzialmente si applicavano già da tempo per le carni bovine.
Gli altri aspetti di grande interesse sono determinati da un chiarimento sulle responsabilità nel settore (responsabile dell'etichettatura sarà chi figura sull'imballo, a prescindere dal fatto che sia il produttore dell'alimento o meno), l'estensione dei casi di etichettatura di origine obbligatoria (la Commissione ha già effettuato uno studio di impatto sull'obbligo di indicazione dell'origine delle carni utilizzate come ingredienti di alimenti complessi. Si dovrà altresì chiarire l'obbligo di indicazione di origine degli ingredienti che da soli rappresentano più del 51% del peso totale del prodotto trasformato e molti altri dettagli in materia), l'imposizione di una dimensione minima obbligatoria per i caratteri utilizzati in etichetta nonché il divieto di inserimento delle indicazioni obbligatorie in spazi poco accessibili o visibili della confezione, ed, infine, a partire dal 2016, l'obbligo di inserimento di una tabella nutrizionale per la maggior parte dei prodotti in commercio. La norma, tuttavia, non si limita a questi macro-aspetti, ma interviene su molte questioni di dettaglio, come l'eliminazione della possibilità di sostituire del nome del responsabile commerciale con un marchio registrato, la soppressione dell'obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione, l'inserimento dell'obbligo di evidenziare gli allergeni contenuti nell'elenco ingredienti etc.
Insomma tanti aspetti specifici, che complessivamente imporranno a tutte le imprese alimentari di rivedere le proprie etichette per comunicare meglio con i consumatori
".
 

Quali sono le voci che non potranno mai mancare sull’etichetta di un prodotto per tutelare il consumatore?

"Sono quelle di cui al nuovo articolo 9 (che sostituisce il precedente articolo 3, in gran parte ripreso nei contenuti): a) la denominazione dell’alimento; b) l’elenco degli ingredienti; c) qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico elencato nell’allegato II o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata; d) la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti; e) la quantità netta dell’alimento; f) il termine minimo di conservazione o la data di scadenza; g) le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego; h) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare di cui all’articolo 8, paragrafo 1; i) il paese d’origine o il luogo di provenienza ove previsto all’articolo 26; j) le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento; k) per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo; l) una dichiarazione nutrizionale.
La cosa più significativa sarà, comunque, il divieto di inserire queste informazioni in modo poco leggibile o comprensibile".

Parlando invece del #CorsoAltaFormazioneinLegislazioneAlimentare, siete ormai arrivati alla quinta edizione. Quali le novità rispetto agli anni  precedenti.

"L'edizione 2014 si concentra su due aspetti fondamentali: da un lato l'etichettatura degli alimenti. Come detto siamo ormai vicini al traguardo della prima applicazione del regolamento, e riteniamo quindi essenziale fare il punto sull'implementazione della norma e su ciò che comporterà per gli operatori a partire dal mese di dicembre 2014. L'altro aspetto su cui vogliamo concentrare l'attenzione è il decennale del "pacchetto igiene": sono infatti ormai 10 anni che sono stati pubblicati i regolamenti 852/04 CE, 853/04 CE, 882/04 CE e le altre norme che hanno costituito questo fondamentale "pacchetto" di disposizioni igienico-sanitarie. Intendiamo realizzare un grande convegno finale su questi temi, per fare una riflessione approfondita sul ruolo di queste norme nel processo di miglioramento della sicurezza alimentare in un momento in cui la crisi economica ha fortemente acuito la tensione fra esigenze di tutela della salute e di riduzione dei costi per le imprese. Saranno presenti funzionari ministeriali e della Commissione europea, responsabili sanitari regionali, operatori del settore e consulenti d'impresa, per confrontarsi su un argomento così complesso e cruciale per la filiera alimentare".




martedì 11 febbraio 2014

Il NYT scrive "Extra Virgin Suicide". Impariamo a leggere l'etichetta degli oli d'oliva extravergine.

Nelle scorse settimane l'olio extravergine d'oliva italiano è stato un argomento trattato sia sui media internazionali che nazionali.

 

Tutto è iniziato dal New York Times dal "suicidio dell'olio extravergine d'oliva" con la pubblicazione delle 15 vignette realizzate da Nicholas Blechman, ispirate al libro di Tom Mueller intitolato "Extraverginità", che descrivono il settore dell'olio d'oliva "come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall’estero da adulterare e miscelare con quello nostrano per poi spacciarlo come Made in Italy, in barba anche alle forze dell’ordine" spiega Coldiretti.

Nell’ambito del mondo agricolo non sono mancate le prese di distanza a cominciare dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) che ha definito l’iniziativa del giornale americano “un insulto alla qualità dei prodotti made in Italy. Una generalizzazione sul fenomeno delle sofisticazioni che offende il lavoro onesto dei nostri agricoltori”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Consorzio dell’olio Dop Chianti Classico che ha scritto allo stesso giornale americano suggerendo un altro cartoon (visibile sia in italiano che in inglese) e che spiega in maniera più ampia di quanto fatto con le vignette pubblicate dal giornale Usa il percorso dell’extravergine italiano.

La parola passa poi all'autore di Extraverginità. Tom Mueller sostiene che tutto, più o meno, è avvenuto a sua insaputa. "In fondo alla striscia – racconta - c’è scritto: fonte Tom Mueller, blog Truth in Olive Oil. In realtà io ho sentito l’autore, Nicholas Blechman, per telefono, gli ho dato delle dritte sulle fonti più autorevoli. Mi ha consultato, e, in buona fede, mi ha citato. Lui è illustratore, non ha scritto di essere anche il creatore dell’infografica, così sembra che lui abbia fatto solo i disegni e il povero Tom i contenuti. Ma non è così. Ci sono infatti alcuni errori. Uno su tutti. Sulle tavole c’è scritto: il 69% dell’olio venduto in America è adulterato. L’informazione viene da uno studio dell’Università della California, Davis, molto autorevole e ben fatto, in cui si spiega come il 69% degli oli etichettati extravergine analizzati dall’Università di fatto non lo erano. Non erano veri extravergini. Ma questo non vuol dire che fossero adulterati. Non c’era, anzi, nello studio la prova che una bottiglia fosse adulterata. Ora se il 69% dell’olio extravergine in realtà non lo è, per me c’è comunque un problema, ma non vuol dire che stiamo mangiando l’olio di colza. E, da parte del New York Times, questo è un errore abbastanza grave. Quello che più mi ha dato fastidio, però, è il modo in cui è stato presentato lo scenario: non come una parte della realtà ma come se il modo di fare in Italia fosse solo quello. È sbagliato".

Di fatto queste discussioni hanno indotto Forward a compiere un'analisi dettagliata che a breve pubblicheremo, per studiare proprio l'etichetta degli oli extravergine d'oliva presenti nella grande distribuzione, compresi anche i Dop, quelli derivanti da agricoltura biologica, e quelli con certificato Mipaaf.

Intanto anticipiamo le informazioni obbligatorie e quelle facoltative che devono essere presenti sull'etichetta degli oli di oliva, fonte Unioncamere.

A tutela del consumatore e per promuovere la trasparenza del prodotto, la normativa europea disciplina la commercializzazione dell’olio di oliva, stabilendo le informazioni da riportare in etichetta in modo obbligatorio e facoltativo.

INDICAZIONI OBBLIGATORIE
1.la denominazione di vendita:
olio extra vergine di oliva
olio di oliva vergine
olio di oliva composto di oli di oliva raffinati e di oli di oliva vergini
olio di sansa di oliva
2.la quantità – per il consumatore finale che non sia ristorante, mensa, collettività e enti assimilati la confezione non può superare i cinque lt – le gamme obbligatorie sono :
3.il termine minimo di conservazione – la data di imbottigliamento è resa obbligatoria solo per le DOP
4.il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella CE
5.la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento
6.lotto di appartenenza del prodotto
7.le modalità di conservazione
8.indicazione di origine obbligatoria per l’olio extravergine di oliva e per l’olio di oliva vergine.

Sono previste tre modalità di indicazione :
1.”Prodotto in..” “100% prodotto in.” ”Ottenuto in..” per l’olio ottenuto nello stesso Stato Membro di raccolta delle olive
2.”Olio (extra) vergine di oliva ottenuto in …. da olive raccolte in …” per l’olio ottenuto in uno Stato Membro con olive provenienti da altri Stati Membri/Paesi terzi
3.”Miscela di oli di oliva comunitari” “Miscela di oli di oliva non comunitari” “Miscela di oli di oliva comunitari e non comunitari” per l’olio frutto di miscele di oli comunitari e/o non comunitari.

Il reg. Ce 1019/2002 impone ulteriori informazioni illustrative in etichetta per i vari oli vergini destinati al consumo.

- Olio Extravergine di oliva
olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici.
- Olio Vergine di oliva
olio d’oliva ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici.
- Olio di oliva composto di oli di oliva raffinati e di oli di oliva vergini
olio contenente esclusivamente oli d’oliva che hanno subito un processo di raffinazione e oli ottenuti direttamente dalle olive.
- Olio di sansa di oliva
olio contenente esclusivamente oli derivati dalla lavorazione del prodotto ottenuto dopo l’estrazione dell’olio d’oliva e oli ottenuti direttamente dalle olive
olio contenente esclusivamente oli provenienti dal trattamento della sansa di oliva e oli ottenuti direttamente dalle olive.


INDICAZIONI VOLONTARIE
Diciture relative alle lavorazioni ”a freddo”:
 

prima spremitura a freddo
questa dicitura è riservata agli oli d’oliva vergini o extra vergini ottenuti a meno di 27°C con una prima spremitura meccanica della pasta d’olive, con un sistema di estrazione di tipo tradizionale con presse idrauliche.

estratto a freddo
questa dicitura è riservata agli oli d’oliva vergini o extra vergini ottenuti a meno di 27°C con un processo di percolazione o centrifugazione della pasta d’olive.

Sulle etichette degli oli extravergini di oliva e degli oli di oliva vergini possono essere indicati solo tre attributi riferiti alle caratteristiche organolettiche : “fruttato”, “amaro”, “piccante” purchè queste siano mantenute dal prodotto fino al termine minimo di conservabilità indicato obbligatoriamente in etichetta.

Le diciture in materia di acidità o di acidità massima possono figurare unicamente se accompagnate dalla menzione dell’indice dei perossidi, del tenore in cere e dell’assorbimento nell’ultravioletto.

Per l’Olio Biologico queste le attenzioni in etichetta:
la denominazione di vendita può riportare una delle seguenti diciture solo se almeno il 95% in peso delle olive è di origine biologica :
“Olio extra vergine di oliva biologico”
“Olio extra vergine di oliva biologico Bio”
il logo comunitario di produzione biologica
il codice identificativo dell’Organismo di controllo
l’indicazione dell’origine utilizzando il termine UE/non Ue o il nome del/i paese/i :
“Agricoltura UE” se l’olio ha origine comunitaria
“Agricoltura non UE” se l’olio proviene da un Paese terzo
“Agricoltura UE/non UE” se l’olio è stato ottenuto miscelando oli di diversa origine
il codice dell’operatore, attribuito dall’Organismo di controllo

L’etichetta degli gli oli DOP e IGP deve riportare:

    la dicitura ”Garantito dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ai sensi del reg. Ce 510/06”
    il logo comunitario di produzione prodotti DOP e IGP
    l’anno di raccolta delle olive e quindi di imbottigliamento.



Fonte: Il sole 24 ore, Il Corriere della Sera, New York Times, Unioncamere.